Pedalando lungo la Riserva naturale della Val di Merse
«Di fronte, un muro più basso fatica a reggere un campo che quasi strabocca. Sopra l’arco della Porta, di fuori, una meridiana vecchia e stinta, senza il ferro. Un arco più alto, fatto di pietre grigie; chiuso quando riadattarono l’entrata. Da ambedue le parti, congiunte alla Porta, cominciano due muraglie; d’un rosso scuro, con qualche chiazza giallastra; e, dietro a quelle, viti e olivi. Non c’era mai nessun rumore, ed elle facevano un passo più nel mezzo della strada quando all’improvviso sentivano il fruscio di una scala messa da qualche contadino tra i rami di un fico. Una delle muraglie, dopo un cancello di legno, coperto sotto un piccolo tetto a doppio pendio, termina a un caseggiato d’un rosso cupo, con le finestre anguste, fino al cimitero della Misericordia». (F. Tozzi, Tre Croci)
Da Porta Tufi la strada prende subito a scendere fino ad arrivare al fondovalle, in via Massetana Romana per poi dirigersi su Strada di Pescaia, per poi prendere la Strada di Montalbuccio, e pedaliamo in salita per circa due chilometri; una sosta è d’obbligo per ammirare l’inconfondibile skyline di Siena e poi, giunti ad un bivio in mezzo al quale si trova una piccola chiesa, seguiamo le indicazioni per Belcaro, maestoso complesso fortificato immerso nel verde di un fitto lecceto e racchiuso da ogni lato da una imponente cinta muraria. La strada prende ora a scendere fino alla Provinciale 73, in località Fornace; proseguiamo sulla destra per un paio di chilometri e poco dopo Costalpino, all’altezza dell’indicazione Volte Alte (segnaliamo la presenza di una fontanella), prendiamo a sinistra. La strada, in leggera discesa, per un breve tratto in macadam, supera località Volte Alte e la bellissima Villa Chigi Farnese per poi ricongiungersi con la SP 73. Siamo giunti al piccolo borgo delle Volte Basse dove proseguiamo in direzione di Sovicille, un chilometro prima di Sovicille, sulla sinistra, possiamo ammirare la splendida Pieve di San Giovanni Battista a Ponte allo Spino, senza dubbio uno degli edifici in stile romanico più interessanti di tutto il territorio senese. Proseguiamo per visitare Sovicille, paese racchiuso da una cerchia muraria quattrocentesca. Ritornando indietro, prima di ponte allo Spino giriamo a sinistra in direzione Caldana che ci porterà a scoprire in rapida successione la pieve romanica di San Giusto a Balli (risalente al X secolo) e il castello di Poggiarello, costruito per difendere le terre circostanti e nel XVI secolo. Di proprietà della famiglia Chigi Saracini, fu trasformato in dimora signorile culminata nella costruzione di una cappella rinascimentale (attribuita a Baldassarre Peruzzi), nel 1678 dedicata al principe Agostino Chigi. Proseguendo, arriviamo alla Villa di Toiano. Situata al confine tra il comune di Siena e quello di Sovicille a cui appartiene, racconta la sua storia in maniera più dettagliata dalla metà del Seicento. Il sito su cui sorge è conosciuto da molto prima ed insieme al Palazzaccio segnava il confine sud ovest della Repubblica di Siena. Proseguiamo per Siena che dista circa 10 chilometri. Una certa attenzione al traffico che incontreremo lungo la SP 73 da località Volte Basse fino alle porte della Città del Palio.
Porta Tufi le cui fondamenta sarebbero state scavate nel 1247, viene citata da vari documenti dalla fine del Duecento, ma l’attuale struttura viene realizzata nella prima metà del secolo seguente. Come spesso succedeva allora, la cinta muraria che la collegava con Porta San Marco fu terminata solo un secolo più tardi, ai primi del Quattrocento, e il giubilo per il completamento di un’opera così attesa fu tale che si decise di festeggiare con una lauta «colatione in su la toricella con buoni polli e buoni capreti e buoni vini», come racconta il cronista Paolo di Tommaso Montauri.
Castello di Belcaro, fondato alla fine del XI secolo dall’importante famiglia senese dei Marescotti, nel 1376 fu coinvolto e distrutto, come capitava alle fortificazioni e alle strutture più imponenti del territorio, in uno dei tanti scontri bellici. Dopo che i Salimbeni prima ed i Salvini poi lo ebbero ricostruito, venne donato a Santa Caterina da Siena che lo trasformò nel convento di Santa Maria degli Angeli. Nel XVI secolo, fu acquistato dal banchiere senese Crescenzio Turamini e ristrutturato dal celebre architetto Baldassarre Peruzzi che gli diede l’aspetto attuale. Nel 1554, durante la Guerra di Siena venne assalito dall’esercito imperiale di Carlo V che lo conquistò; ancora oggi, all’interno, c’è una lapide che ricorda il tragico evento e vi sono state murate anche delle palle di cannone. Durante l’ultimo conflitto mondiale, Belcaro venne sequestrato dai tedeschi che ne fecero un ospedale militare; a guerra finita fu restaurato dal proprietario Giuseppe Lapo Barzellotti. Curiosa è la leggenda sull’origine del nome del maniero: la tradizione vuole che la signora del castello, in attesa del ritorno del suo signore dalla guerra, passeggiando sulle mura con in braccio il suo bambino, alla vista del consorte, per la gioia abbia aperto le braccia verso di lui facendo cadere il piccolo nel giardino sottostante. Sembra ancora che, disperata, abbia gridato allo sposo: “Sei bello, ma mi costi caro!” e da qui Belcaro.
Villa Chigi Farnese, parte di un vasto complesso oggi suddiviso in diverse proprietà, per la sua forma monumentale è un tipico esempio di villa suburbana destinata al riposo, perfettamente integrata con la campagna circostante. Nel 1505 Sigismondo Chigi dette il suo nome alla Villa, segnando così il termine dei lavori di costruzione. La Villa ha la caratteristica di essere orientata secondo i punti cardinali e presenta due “avancorpi” di diversa lunghezza che racchiudono un cortile aperto ad est e un porticato sul lato opposto. L’impianto generale, con la corte incorporata in uno spazio ad “U”, richiama analoghe soluzioni di Francesco di Giorgio Martini. Mentre la struttura delle facciate e la decorazione architettonica riconducono a Baldassarre Peruzzi a cui la costruzione è attribuita. Le sale interne sono caratterizzate dai soffitti a volta (da questi il nome alla tenuta, cioè Villa Chigi Farnese alle Volte) decorati da affreschi: al piano terra, il più pregevole, vi sono rappresentati soprattutto temi legati all’ascesa dei Chigi a cardinali e poi papi. Attualmente è gestita dai proprietari della Certosa di Maggiano che l’hanno ristrutturata e fatto un luogo di eventi molto bello.
Pieve di San Giovanni Battista a Ponte allo Spino. Siamo nel 1116 quando Rodolfo, presbitero et plebano ex pieve de Suvicille, prese in affitto un pezzo di terra da Gregorio, preposito della canonica di Santa Maria di Siena, l’attuale Pieve, la cui storia rimanda all’Alto Medioevo, come testimoniano alcuni decori scolpiti su pietre riutilizzate nella facciata dell’edificio. Il recente ritrovamento nel cortile della chiesa di mosaici romani datati al I secolo d.C. rende verosimile l’ipotesi che qui fosse stato costruito uno dei primi fonti battesimali dell’area senese. Il complesso religioso è senza dubbio uno dei più interessanti dell’intera Toscana. L’impianto è quello basilicale a tre navate divise da quattro valichi, i cui archi sono sostenuti da pilastri cruciformi, e terminanti con tre absidi. La copertura è sostenuta da capriate, ma in corrispondenza dell’ultima campata le navate laterali sono coperte con volte a crociera, mentre quella centrale ha una volta a botte sopraelevata rispetto alla restante copertura. I capitelli sono scolpiti con intrecci viminei, disegni geometrici e figure umane. Nella facciata, al di sopra del portale, si apre una finestra monofora, ai cui lati si possono leggere un drago e una figura umana che tiene al guinzaglio un leone. La torre campanaria sembra più antica della chiesa, sia per il maggior deterioramento della pietra con cui è realizzata, sia perché la sua decorazione esterna, costituita da arcatelle pensili e lesene angolari, continua anche in una parete interna alla chiesa, come se avesse avuto una diversa disposizione rispetto a un edificio precedente. Nel cortile a destra della chiesa si possono ammirare i resti di un piccolo chiostro e un palazzo che a lungo ha ospitato, nella stagione estiva, i vescovi senesi.
Pievi Ville e Castelli GPX
| Name: | No data |
| Distance: | No data |
| Minimum elevation: | No data |
| Maximum elevation: | No data |
| Elevation gain: | No data |
| Elevation loss: | No data |
| Duration: | No data |