«Da Pispini a Romana Siena è vista ad angolo con gli orti che si ficcano fino in fondo, salendo giù dalle mura; mentre il rettangolo alto della Porta Pispini regge il gran tabernacolo dipinto sopra all’antiporto. L’angolo dove sono gli orti è incavato; mentre le case sono rettilinee e i due lati che fanno alla stessa altezza».
(Federigo Tozzi, Taccuini)
Usciti daPorta Pispini, possiamo ammirare la possenza della cinta muraria trecentesca che conduce a Porta Ovile e l’imponente bastione fortificato del XVI secolo, opera di Baldassarre Peruzzi, ingegnere militare e architetto senese che lasciò a Siena. Passiamo Porta Ovile, la Stazione ferroviaria e poi prendiamo la ciclabile che corre parallela a Viale Giovanni Paolo II, altresì conosciuto come Strada Fiume, e che ci porta sulla SR 222 Chiantigiana. Dopo appena un chilometro, in località Colombaio prendiamo, sulla destra, la meno trafficata SP 102 di Vagliagli. Il tratto iniziale scivola in discesa fino ad arrivare al fondovalle; arrivati al termine della discesa, ci attendono sette chilometri di salita che procede a strappi, alcuni anche impegnativi, che ci portano fin oltre i 500 m.s.l.m. di Vagliagli, in pieno territorio chiantigiano. Per godere di una veduta ancor più grandiosa, poco prima di arrivare nel cuore del paese, dovremo letteralmente arrampicarci per un paio di centinaia di metri fino al cippo che ricorda il sacrificio del partigiano Bruno Bonci. Da qui possiamo spaziare su gran parte del territorio della provincia di Siena: ad ovest il dolce profilo della Montagnola Senese, più lontani il Poggio di Montieri e le Cornate di Gerfalco, a sud l’Amiata, il poggio di Radicofani e il Monte Cetona, ad ovest la vicina catena del Chianti e più lontano il Pratomagno. Da Vagliagli torniamo indietro, in leggera discesa per quasi cinque chilometri fino al bivio che sulla sinistra indica Pontignano e la sua splendida Certosa. Un complesso, questo, dalla “bellezza eclettica”, come si può leggere sul Sito Ufficiale di Ambito Turistico Chianti, in virtù delle sue diverse rilevanze: la chiesa, la canonica, i chiostri, il giardino. La città di Siena si delinea ad ovest, dietro un continuo alternarsi di colline che più lontano chiudono l’orizzonte. Dopo Pontignano, la strada prende a scendere prima dolcemente poi con pendenze ben oltre il 10%. Arriviamo così a Ponte a Bozzone dove seguiamo le indicazioni per Siena; pedaliamo di nuovo in salita per circa un chilometro e poi prendiamo la strada che porta al borgo fortificato di Monteliscai. La strada che percorriamo verso San Giorgio a Lapi è ormai quasi priva di traffico; nei pressi della chiesa di San Giorgio a Lapi, che si erge in alto, su di una collinetta che domina i primi contrafforti chiantigiani, inizia un tratto di sterrato, il penultimo che i ciclisti professionisti percorrono, in senso opposto, nell’ormai famosa gara “Strade Bianche” che parte e arriva a Siena. La discesa sterrata di Colle Pinzuto, con tratti alquanto impegnativi, ci chiama ad una particolare attenzione. Giunti al fondo valle segnato dal torrente Bozzone, di nuovo sull’asfalto, prendiamo a destra, in salita, per poi discendere fino alla prima periferia di Siena. Porta Pispini dista poco più di un chilometro.
La costruzione della Porta dei Pispini, in antico detta di San Viene viene realizzata dal 1326 al 1328, probabilmente su progetto del perugino Minuccio, o Muccio, di Rinaldo, che in quegli anni era impegnato a Siena, insieme al fratello Francesco, nel cantiere della Torre del Mangia.
La “nuova” stazione. Il 25 novembre 1935 viene inaugurata la nuova stazione ferroviaria di Siena, e si apre così un nuovo capitolo di fondamentale importanza per la storia delle vie di comunicazione del territorio. Purtroppo, l’elegante complesso ferroviario viene snaturato in gran parte con la ricostruzione post-bellica (la stazione viene bombardata il 23 gennaio 1944, come la basilica dell’Osservanza).
Vagliagli è un borgo che risale al XIII secolo e ha in sé una curiosità circa l’etimologia del suo nome: Vagliagli sembra rimandare “valle degli agli”, tanto che nello stemma del paese appare una mano che stringe un mazzo di agli selvatici.
Certosa di San Pietro in Pontignano La Certosa, una delle tre poste nel territorio senese con Maggiano e quella, oggi scomparsa, di Belriguardo, fu fondata nel 1343 da Bindo di Falcone Petroni dopo che il suo progetto venne approvato dall’allora vescovo di Siena Donosdeo Malavolti. Nel 1353 Petroni fece testamento e lasciò tutti i suoi beni ai certosini di Pontignano che dopo l’incendio del 1478 e i danni subiti durante la Guerra di Siena del 1554-1555 dovettero farlo riedificare. Riconsacrato nel 1607 dall’arcivescovo Camillo Borghesi, si fanno risalire a quest’epoca importanti interventi artistici come il San Romualdo genuflesso, opera del pittore forlivese Antonio Fanzaresi, che possiamo ammirare nella piccola chiesa, oppure i lavori dei fratelli Nasini, di Francesco Vanni e altri grandi artisti dell’epoca. Pontignano rimase camaldolese fino al 1810 quando venne definitivamente abolita da Napoleone. Nel 1959, divenne del senese Mario Bracci, giudice costituzionale e Rettore dell’Università di Siena, che dette nuovamente importanza al cenobio trasformato in collegio universitario.
Monteliscai Un tempo castello della Repubblica Senese, Monteliscai è già citato nei documenti fin dal 1101. Nel 1203, 39 capifamiglia (e da questo numero deduciamo l’entità dell’abitato dentro le mura), insieme a quelli che abitavano nelle altre fortificazioni poste verso i limiti settentrionali del contado di Siena, parteciparono al giuramento con cui Senesi e Fiorentini cercavano, già allora, di dirimere una vertenza sui confini dei propri territori. Monteliscai si trovò spesso in mezzo alle “schermaglie” belligeranti tra Siena e Firenze, nonostante la sua forte, alta posizione quasi inaccessibile al nemico, perché piantato nel più alto culmine del monte, e da ogni parte coronato da precipizi e balze. Fu danneggiato, sempre dai fiorentini, nel 1479, durante la guerra contro Senesi e Aragonesi, allora alleati. Se andate a Monteliscai, potrete constatare come le costruzioni attuali siano in parte sorte sulle rovine delle antiche mura nel cui perimetro resta ancora in ottimo stato di conservazione la porta d’accesso, originaria, danneggiata nella parte bassa intorno alla metà del XX secolo per favorire il passaggio dei carri agricoli. Insomma, alla fortezza di Monteliscai fecero quasi più danni i contadini che le guerre.
La chiesa di San Giorgio a Lapi, detta anche di San Giorgino, risale al 1109. Edificata da un certo Ranuccio, fu donata all’Abate del monastero di San Pietro a Roti e poi ai monaci dell’ordine Camaldolese di Montegrimaldi che estesero il loro dominio ai terreni situati fra il Colle Pinzuto, la Villa del Serraglio e il torrente Bozzone.
Una bellezza eclettica GPX
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