Sabato 8 Novembre insieme a 6 intrepidi ciclisti abbiamo seguito questa traccia che ci ha portato a visitare un pezzo del nostro territorio, che conosciamo ma ci continua ad affascinare. Le parole sottostanti sono estratte da un articolo di Fabio Masotti che racconta questo anello di circa 46 Km e 700 m di dislivello. Per tutte le foto vai su “Le nostre Foto”
Da Porta pispini verso il cuore delle Crete Senesi
«Soltanto allora cominciavano ad amarsi da vero; e sapevano indovinare i loro pensieri. La sera, sentivano cantare da dentro le osterie; e pareva che tutte quelle casupole di Via dei Pispini, con i muri sottili, tremassero alle voci di briachi; come se anch’esse avessero bevuto con tutti i loro pigionali».
(Federigo Tozzi, Il podere)
La partenza di questo tracciato, dal profilo altimetrico abbastanza impegnativo, è Porta Pispini e da qui prendiamo a pedalare lungo la strada che conduce in località Due Ponti, laddove ci immettiamo sulla ciclabile che inizia proprio all’altezza della grande rotonda posta al termine dell’iniziale tratto in discesa. Percorriamo la ciclopedonale lunga poco più di un chilometro e in zona Fango Nero, dove il tratto protetto termina, proseguiamo (attenzione all’attraversamento) lungo Strada del Ruffolo, Taverne d’Arbia e poi Arbia, dove inizia il territorio delle Crete Senesi.
«La terra senza dolcezza d’alberi, la terra arida che rompe sotto Siena il suo mareggiare morto». E ancora: «Questa terra eccita e alimenta la condizione enigmatica dell’uomo: la rappresenta e la asseconda. Ciascuno di noi ha dentro di sé queste perplessità dense di mistero e qui trovano un luogo». Così scrive il poeta Mario Luzi a proposito delle Crete Senesi, il territorio su cui si svilupperà gran parte di questo tracciato, dal profilo altimetrico ondulato.
Subito dopo Arbia, il paesaggio cambia repentinamente e ci troviamo catapultati in una “terra altra” fatta di calanchi, biancane, mammelloni, le collinette tondeggianti a forma, appunto, di mammelle. E poi colline calve, dilavate, grigie, astrali, rigate dall’acqua, erose dal vento, in estate pieghe di territorio tormentate dal sole. Un oceano di terra lunare, punteggiata da pochi casolari aggrappati sui colli, come a dominare il territorio.
Il percorso in asfalto che da Arbia porta al bivio per San Martino in Grania risulta abbastanza impegnativo con tratti in salita di una certa pendenza. Lasciamo San Martino e la sua leggenda e iniziamo a pedalare verso Monteroni; ci attende un tratto di 10 chilometri di strada bianca di rara bellezza che tendono a scendere a gradoni (attenzione ad alcuni passaggi di un certo impegno) verso la pianura alluvionale dell’Arbia. Una volta arrivati in valle e superata località San Fabiano, siamo alle porte di Monteroni d’Arbia, il paese più importante di tutta la Val d’Arbia.
Tra i castelli citati, merita una visita quello di San Fabiano che dista solo un paio di chilometri dal centro del paese. Particolare è la torre del castello che faceva parte di un sistema di torri di segnalazione poste lungo la via Francigena, come quella di Radicofani a sud e la stessa Torre del Mangia a Siena. Degna di nota è anche la piccola chiesa, dedicata appunto a San Fabiano.
La chiesa del castello, edificio a navata unica, oltre alla straordinaria abside semicircolare con basi originali del IX secolo, conserva in parte l’antico parato esterno a mattoni. Da segnalare il campanile a vela e la facciata con elementi decorativi come l’architrave del portale con lo stemma della famiglia dei Forteguerri, proprietaria della tenuta fino all’inizio del Novecento. L’interno sorprende per la sua semplicità, ma anche perché, oltre alla reliquia di San Sebastiano, conserva un dipinto a olio su tavola di notevoli dimensioni, di scuola piemontese, “La Madonna del Rosario”, che si dice dipinto da tale “Bianchetus”, che alcuni studi francesi rimandano a un “Jaquet Blanchet”, pittore del XV secolo originario della diocesi di Torino. Il castello è oggi proprietà dei conti Fiorentini.
La seconda parte di questo itinerario, 20 km circa, prende avvio dal centro di Monteroni lungo la Provinciale di Grotti. La strada, asfaltata, lasciate alle spalle le ultime case del paese, inizia a salire con una certa pendenza per poi discendere verso la breve pianura attraversata dal torrente Sorra che scorre ai piedi del borgo di Radi. Anche questi chilometri si caratterizzano per la magnificenza dei panorami da mozzafiato che verso sud allungano la visuale fino all’austero profilo del Monte Amiata. Radi è dominato dalla possente mole di un castello, oggi trasformato in villa, di cui rimane una bella torre scarpata, e dalla chiesa di San Pietro, di struttura romanica.
A Radi prendiamo la direzione per Siena lungo una strada bianca che prosegue per circa 7 km in un continuo alternarsi di dolci salite (bellissime vedute sulla Città del Palio) e altrettante dolci discese; l’ultimo tratto sterrato prima dei chilometri finali lungo la Cassia (fare attenzione al traffico) risulta abbastanza impegnativo.
Variante che ci porta nel cuore delle Crete
Chi volesse pedalare fin “nel cuore” delle Crete e vivere un’esperienza di forte impatto emotivo, oltreché fisico (il tracciato che qui proponiamo, in gran parte su creta, è percorribile con mountain bike e solo in periodi asciutti) deve seguire l’indicazione per Leonina e l’omonimo castello, complesso fortificato risalente ad epoca medievale, oggi conosciuto relais. Laddove la strada bianca termina per dare luogo ad un sentiero su creta luogo magico capace di coniugare perfettamente arte e natura. Lasciato questo luogo, riprendiamo a pedalare sempre su di un tracciato in creta che procede a strappi, fino a raggiungere Mucigliani, una frazione lontana da tutto, aggrappata in cima ad una collina da cui si apre una veduta unica sulle Crete, sui primi contrafforti del Chianti e più lontano su Siena.
Anello da Porta Pispini verso le crete GPX
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